Anagni

AI TEMPI DI papa BONIFACIO VIII

La Sententia diffinitionis parrochiarum, Arcap 225, pergamena, mm 600x800 (Anagni, 1280)

Tra le pergamene custodite nell’Archivio Capitolare di Anagni, si conserva un documento estratto dai protocolli del notaio Fatius, datato 11 settembre 1280: è la Sententia diffinitionis parrochiarum, con la quale il Vescovo Pietro IV d’Aquino stabilisce i confini di ciascuna parrocchia anagnina.

Emanata nell’aula del Palatium Ecclesie Anagnine, alla presenza di tutto il clero e di Goffredo auditor contradictarum, Landolfo musico, Giovanni di Trasmondo domino, Rainaldo Spata canonico e Rainaldo Buccaporco chierico, la sentenza cita 23 parrocchie oltre la chiesa Cattedrale, distribuite tra le circoscrizioni urbane e le zone suburbane extramuranee in nove regiones.

Con questo provvedimento il Vescovo intende contrastare la “cupidigia, radice di ogni male, ovunque diffusa nel mondo” ed eliminare ogni causa di confusione, abuso o prepotenza nella definizione delle parrocchie, negli anni in cui ad Anagni prevale il partito filosvevo e il Comune tenta di controllare gli ecclesiastici. Un atto di “buon governo” che serve anche a ribadire la giurisdizione spirituale ed economica delle Parrocchie e del clero che ne ha la cura.

La sentenza è il frutto del lavoro di una commissione, nominata da Pietro IV e composta dagli arcipreti Gregorio Capocci di San Giovanni de Duce, Tommaso Taffuro di San Lorenzo di Fusano, Giacomo di Sant’Anastasia e dal chierico Pietro di Giovanni Maior di Sant’Andrea. La loro relazione si basa quasi certamente su una mappa catastale molto precisa e tiene come riferimento topografico il circuito murario della città.

Il testo è una straordinaria istantanea di Anagni nei tempi in cui uno dei suoi figli più illustri e più controversi è al vertice del prestigio curiale e sta per riceve l’investitura cardinalizia e il canonicato di San Pietro: Benedetto Caetani fonda in questi anni i passi verso il soglio pontificio, a cui arriverà il 24 dicembre 1294 con il nome di Bonifacio VIII, mentre suo fratello Roffredo II inizia a comporre con acquisti e investimenti l’ingente patrimonio di famiglia.

“Il documento ci conduce appieno nell’Anagni del fortunoso periodo, che precede e si protrae nel pontificato di papa Caetani; e tutto lo possiamo rivivere: percorrendo le medesime vie; incontrando i medesimi personaggi contemporanei e i testimoni del dramma del suddetto pontefice; entrando nelle medesime chiese e nelle medesime case che possiamo ancora, in parte, riconoscere innestate e trasformate …”

Giuseppe Marchetti Longhi, Anagni di Bonifacio VIII. Studio storico topografico, in Bollettino dell’Istituto di Storia e di Arte del Lazio Meridionale, vol. 3 (1965) pp. 167-206.

Anagni ai tempi di papa Bonifacio VIII. Le chiese parrocchiali urbane, elaborazione dalla mappa della città di G. Marchetti Longhi (BISALM 3, 1965). 

Anagni ai tempi di papa Bonifacio VIII. La divisione in Regiones, con i maggiori monumenti 

parrocchia di sant'ascenzo

Si estendeva subito fuori dal centro urbano, dalla casa maggiore di Leone de Argentia ad portam … versus muros Civitatis, nella zona oggi corrispondete al bastione di San Francesco. Nel 1208 presso la chiesa di Sant’Ascenzo, sorse un ospedale per volontà del cardinale Ugolino Conti (papa Gregorio IX dal 1227), che lo affidò alla Congregazione dei religiosi di Altopascio. Chiesa e ospedale furono abbattuti nel 1562.

parrocchia di san remigio

Confinante con la parrocchia di Sant’Ascenzo sul lato della casa di Leone de Argentia e con la parrocchia di Sant’Andrea sul lato della casa di Stefano Malalengua , comprendeva orti e case sia all’interno che all’esterno della cinta muraria. Dal titolo della chiesa prendeva il nome anche la porta urbica, oggi scomparsa come il luogo di culto. Fu chierico di San Remigio, il notaio imperiali auctoritate Leonardo, figlio di Petrus Agnelli de Comuni Aqua.

parrocchia di san domenico

Si trovava nella Regio Cellere lungo la Via Superior, ripercorsa oggi almeno per un tratto dalla Via di Colle San Domenico. Confinava con la parrocchia di San Paolo e comprendeva una parte del circuito murario.

parrocchia di san paolo

Posta nella Regio Cellere, era percorsa dalla Via Maior, dalle Via de Medio e dalla Via Superior e confinava con la parrocchia di Sant’Andrea sul lato della casa del magistro Benencasa, con il territorio di San Remigio all’altezza della casa di Jacobo Amato e con la parrocchia di San Domenico. Si estendeva su un’area rilevata, un colle definito montanus, e comprendeva un forno.

parrocchia di sant'andrea

Il territorio parrocchiale abbracciava l’intera Regio seu contrata Vallis Sancti Andree e la Via Sancte Marie de Criptis fino alle mura cittadine, estendendosi anche nella Regio Piscina. Confinava con la parrocchia di Santo Stefano di Portario e con quelle di Sant’Angelo, Sant’Anastasia, San Paolo e Santa Balbina. Nel 1290 papa Niccolò IV diede mandato al Vescovo Gerardo di assegnare un beneficio nella chiesa di Sant’Andrea al chierico anagnino Biagio di Giovanni, protetto dei Caetani. La parrocchia è ancora esistente.

parrocchia di sant'anastasia

Posta in contrada Colle Sancti Angeli, confinava con la parrocchia di Sant’Andrea e con la parrocchia di Sant’Angelo in direzione della Regio Piscine; proprio a cavallo con il territorio di quest’ultima parrocchia, sorgeva il palazzo di Mattia de Papa, della famiglia di Gregorio IX. Tra gli abitanti viene ricordato lo scriniario Giovanni. La chiesa di Sant’Anastasia, restaurata dal Vescovo card. Lomellino nel Cinquecento, fu abbattuta nel 1820 per la costruzione del Palazzo Bacchetti.  Nel 2000, durante i lavori di rifacimento della piazza omonima, furono rinvenuti  i resti di alcune sepolture appartenenti alla chiesa parrocchiale. 

parrocchia di santo stefano di portario

Si trovava nella Regio di  Porta del Rio. Sul lato della casa di Andrea Balatio confinava con la parrocchia di Sant’Angelo e si estendeva fino al confine con la parrocchia di Sant’Andrea presso la casa di Giovanni di donna Gemma. Comprendeva anche la casa di Nicola Macropio verso le mura della città.  Alla chiesa di Santo Stefano era annessa la casa parrocchiale, dove papa Innocenzo III fece recludere l’abate guerriero di Montecassino Adenolfo nel 1215 prima di trasferirlo nella fortezza di Lariano. Nel 1300 Bonifacio VIII la assegna ai frati minori. 

parrocchia di sant'angelo

Occupava tutto il colle di Sant’Angelo, confinando con le parrocchie di Sant’Andrea, Santo Stefano di Portario e San Giovanni Battista. Vi abitava Gregorio da Sermoneta domino e un tempo anche Mattia della famiglia di Gregorio IX. Ancora oggi è una delle parrocchie dell’unità pastorale del centro storico di Anagni.

parrocchia di san giovanni battista

Si trovava nella Regio Trivii, tra le parrocchie di Santa Balbina e Sant’Angelo, in un’area verosimilmente poco edificata e con una piazza. La chiesa di San Giovanni Battista possedeva delle case nella contrada. L’edificio di culto, diruto, fu abbattuto dal Vescovo Bacchettoni nel Settecento.

parrocchia di santa balbina

Posta nella Regio Trivii, confinava con le parrocchie di San Giovanni Battista, San Michele, Sant’Andrea e San Pancrazio. Comprendeva il Palazzo Comunale e la platea Communis. Era attraversata dalla Via del Trivio. La chiesa di Santa Balbina fu ricostruita per l’anno giubilare 1750 su commissione del Vescovo Bacchettoni e assunse da allora il titolo di Madonna di Loreto.

parrocchia di san pancrazio

Si estendeva tra la Regio Piscina e la Regio Tufuli e confinava con le parrocchie di Sant’Andrea, Santa Balbina, San Michele e San Lorenzo de Tufolo. C’era un pozzo ed era attraversata da una via che conduceva alle mura cittadine e dalla Via Tufuli. Tra le abitanti della parrocchia conosciamo Altrude Pecce domina, Maria da Ferentino e domina Lauretta. Nota già nel XII sec., è tra le più antiche parrocchie ancora esistenti della città di Anagni.

parrocchia di san giovanni de duce

Confinante con le parrocchie di San Michele, Santa Balbina e San Benedetto, ricomprendeva la fonte Balnei. Tra gli arcipresbiteri di San Giovanni de Duce conosciamo  Giovanni Capocci (1280), Gregorio (1294), Petrus de Zancato (1300). Affidata ai Chierici Regolari Minori di  S. Francesco Caracciolo nel 1725, è parrocchia ancora oggi.

parrocchia di san leone

Comprendeva il territorio suburbano esterno alla Porta inferi ydoli, esteso dall’ospedale in comune con la parrocchia di San Giorgio fino alla fonte di Arigliano, collegata dalla Via qui itur ad Arillam. La chiesa di San Leone fu demolita dal Vescovo Bacchettoni nel Settecento.

parrocchia di san giorgio

Aveva l’ospedale in comune con la parrocchia di San Leone  e confinava con il territorio di Santo Stefano di Collemammulo. Parrocchia suburbana, comprendeva pagliai e orti.  Vi abitavano Alberto di Collemedio e Nicola di Patrica domini.

parrocchia di santo stefano di collemammuli

Estesa nella zona di Romagnano, confinava con le parrocchie di Sant’Agnese e San Giorgio. Vi abitavano i Bussa, importante famiglia anagnina che cedette alcuni terreni della contrada ai Caetani nel 1297 e fu successivamente coinvolta nei fatti dello “schiaffo di Anagni” dalla parte dei Francesi. Comprendeva un orto della certosa di San Bartolomeo di Trisulti.

parrocchia di sant'agnese

Il borgo di Sant’Agnese si estendeva dal colle della Sanità all’attuale porta Santa Maria. Confinava con la parrocchia di Santo Stefano di Collemammuli e comprendeva ampie zone libere coltivate. Nel 1302 presbitero della chiesa di Sant’Agnese era Luca. Nel Settecento l’edificio di culto fu ridotto ad una cappella dal Vescovo Bacchettoni. 

parrocchia di san lorenzo di fusano

Si estendeva extra Portellam, nel borgo di Fusano e confinava con la parrocchia della Cattedrale di Santa Maria Annunziata. Nel 1280 Tommaso Taffuro è arciprete della chiesa di San Lorenzo, che è destinataria di lasciti e disposizioni testamentarie nel 1292 e nel 1296. Oggi sul colle di Fusano sopravvive con lo stesso titolo la chiesa del cimitero cittadino. 

parrocchia di san michele

Confinante con la parrocchia di San Cosma e compresa nella Regio Turris, includeva la torre dei figli di Vita da Genazzano. La piccola chiesa di San Michele fu ricostruita nel 1724 dal capo conservatore della città di Anagni Alessio Conti.

parrocchia di san cosma

Si estendeva nelle Regiones Tufuli e Castello, confinando con la parrocchia di San Lorenzo di Tufoli. Giacomo Bussa vi possedeva una piccola casa. La chiesa di San Cosma, cui si è aggiunto il titolo di San Damiano e dell’Immacolata Concezione, completamente ricostruita nel Settecento, appartiene oggi alla casa delle Suore Cistercensi della Carità.

parrocchia di san lorenzo di tufoli

Posta nella Regio de Tufolo, confinava con le parrocchie di San Pancrazio e San Cosma. 

parrocchia di san benedetto

Confinava con le parrocchie di San Giovanni de Duce e San Nicola e comprendeva la casa di papa Gregorio IX. La chiesa di san Benedetto Abate si trovava vicino alle mura cittadine, nel luogo comunemente chiamato  “buco di San Benedetto” ancora nel XIX sec.: fu abbattuta nel Settecento dal Vescovo Bacchettoni.

parrocchia di san nicola

Confinante con la parrocchia di San Giovanni de Duce, si estendeva nel quartiere di San Nicola nella Regio Turris. Tra gli abitanti c’erano magistri, chierici e domini e conosciamo il fabbro Petrus. La Basilica di San Paolo de Urbe possedette un sedime nel territorio della parrocchia. 

parrocchia di santa cristina

Oltre alla casa dell’arciprete di Santa Cristina, si trovavano nel territorio parrocchiale le abitazioni dell’arcipresbitero di San Leone, della parrocchia di Sant’Agnese e del monastero di San Benedetto di Subiaco. Tra gli abitanti si notano un Giovanni da Sarragosa e Gemma Alebrandini. C’erano anche un magister e un mugnaio. La parrocchia è già estinta nel 1581 e la chiesa risulta a quel tempo vecchia e diruta.

cattedrale di santa maria annunziata

Nella Sententia i confini della giurisdizione della chiesa Cattedrale di Santa Maria Annunziata non sono descritti, ma si ricavano per differenza, salvaguardandone dominio, libertà, usi, diritti e consuetudini. La Cattedrale è definita ecclesiarum Anagnia ac ipsarum parochiarum matris et domine in omnibus et per omnia. Nel 1295 anche Bonifacio VIII ricorda la Cattedrale come “madre” e nel 1297 scrive non enim sumus immemores …quod nos olim in annis teneris constitutos ecclesia ipsa maternis affectibus prosequens, …pavit ut filium.